martedì 28 marzo 2017

IL LEONE MORENTE E LA PREGHIERA DELLE MADRI





Lettera aperta all’Anpi Nazionale.


Torino 27 marzo 2017
A Torino all’incrocio tra via Appio Claudio e corso Svizzera troviamo  il Sacrario del Martinetto, poligono di tiro che dopo l’8 settembre 1943   fu scelto dalla Repubblica Sociale Italiana come luogo per le esecuzioni delle condanne a morte. Oltre 60 tra partigiani e resistenti vi furono fucilati.
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Poco distante su Corso Lecce c’è la lapide che ricorda Vera e Libera Arduino. La notte dell’11 Marzo del 1945 Vera fu catturata insieme alla sorella  Libera e al padre nella sua abitazione di Via Moncrivello 1 (Barriera di Milano), da fascisti che per entrare in casa si erano finti partigiani.  Il padre Gaspare fu fucilato la sera stessa in Corso Belgio, Vera e Libera, trattenute per due giorni assieme a Rosa Ghizzone, sono trucidate la notte fra il 12 e il 13 Marzo del 1945 sulla sponda del Canale Pellerina a Torino.  [1]
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Poco più avanti, in via San Donato, di fronte al numero civico 11, una lapide ricorda il sacrificio di Luciano Domenico, staffetta partigiana assassinato a 11 anni.
Il 23 febbraio 1945 si trovava, con un gruppo di partigiani, in un cascinale nelle campagne di Givoletto, quando l’edificio fu circondato dai repubblichini. Alle prime luci del giorno ebbe luogo un lungo conflitto a fuoco al termine del quale si decise di far uscire il ragazzo con un pezzo di stoffa bianco in segno di resa. Il ragazzo, allora, si tolte la maglietta bianca per sventolarla, fu raggiunto da una raffica di mitra e ucciso. [2]
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Proseguendo su via San Donato più avanti sulla destra troviamo il nuovo stabilimento della Fratelli Fiorio, conceria di pelli di capra e montone, l’azienda, grazie al suo proprietario, l’ingegner Sandro Fiorio, costituì durante la Resistenza uno dei centri più importanti dell’attività clandestina, sia come luogo di riunione che per la stampa del giornale La Riscossa Italiana. Qui vennero nascosti i fondi per il finanziamento della lotta partigiana. La lapide su via S. Donato, posta il 25 aprile del 1946 dal C.L.N. del Piemonte, ricorda questi fatti. [3]

Il Programma.

In questo stesso quartiere in Via Bianzè 28/A c’è  la sezione ANPI  “Martiri del Martinetto”. E’ proprio  questa sezione che sabato 25 Marzo 2017  ha  festeggiato l’8 marzo spostandosi nella vicina sede dell’EcoMuseo. Un programma ricco di iniziative tra le tante anche la proiezione del video “La preghiera delle madri”, la marcia della speranza di donne ebree e arabe unite in una manifestazione che si concluse nell’ottobre del 2016 sotto l’abitazione del falco israeliano Netanyahu.
A  un evento così raro sulla Palestina in una sede Anpi, organizzata  direttamente da una sede storica di Torino, non possiamo mancare.
Essendo il video da noi tradotto (Invictapalestina) e sottotitolato dopo una serie di accordi con la cantante YAEL che  ci ha autorizzati  a creare una versione italiana del video originale,  la prima cosa che abbiamo fatto, ricevuto l’invito via mail, è stata quella di comunicare all’ANPI  la presenza in rete della versione italiana fornendo relativo link del video:
a: anpimartinettotorino@gmail.com

Qualche mese fa in accordo con YAEL abbiamo sottotitolato il suo video e resa pubblica su YOUTUBE   la versione in italiano.

https://www.youtube.com/watch?v=7wUtCw67zwE

Fa piacere che sia proiettato pubblicamente con riferimento alla lotta delle donne per la pace ottenibile con la fine dell’occupazione israeliana della Palestina.

Cordialmente



Volantino 25 Marzo 2017
Locandina dell’evento distribuita nel quartiere.

Il Cinismo.

Puntuale, come previsto nel manifesto, alle ore 17,30 inizia  la serata con la proiezione del primo video con le memorie della partigiana Marisa Ombra, segue l’intervento di Marilla Boccassino delle “Donne in Centro”.
In sala ci sono solo una decina di persone anziane e un paio di ragazzi trentenni, qualcuno annoiato dalla retorica commemorativa e/o da un intervento lungo e noioso è già andato via.
Finalmente un’attivista dell’ANPI presenta il video sulla marcia delle donne in Palestina anticipando la traduzione.
Il video dice: Non svalutare nessuno, Salva ogni persona nel tuo cuore, perché un giorno potresti ricordare e percepire che hai perso un diamante quando eri troppo occupato a raccogliere pietre, spedisci questo abbraccio a tutti quelli che non vuoi perdere conservandoli per sempre in cuor tuo... [4]
La traduzione letta dall’attivista  è completamente inventata, come dire a “sti quattro rimbambiti  possiamo raccontare  qualsiasi cosa, aspettano solo  tarallucci e  vino”.
E’ stata questa una mancanza cinica di rispetto verso i presenti ma la cosa ancor più grave è stata la presunzione di poter fare/dire qualsiasi cosa impunemente molto probabilmente in una prassi consolidata nel tempo.
Cercando su internet potete scoprire la traduzione tra le migliaia di aforismi che la “gente di Facebook” copia e incolla sulle proprie home.
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In questo quartiere della città Medaglia d’Oro della Resistenza è rimasta questa pochezza: un aforisma anonimo rubato al web contrabbandato come traduzione del video, una banalità che offende le donne più che ricordare le lotte dell’Otto Marzo.
Chiaramente nessun accenno alla situazione palestinese, né alle lotte delle donne ebree/arabe unite in una lotta congiunta (nel video) per la fine dell’occupazione israeliana.
Non sono state tradotte neanche le parole del premio Nobel Leymah Gbowee presente nel video. Assente qualsiasi riferimento alle nuove forme resistenze che potrebbero dare vitalità e continuità alla lotta partigiana, niente di più cinico che lasciare incomprese le sue parole!
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Colgo l'occasione per congratularmi con le donne di Women Wage Peace.
 Vi voglio ringraziare per esservi schierate dalla parte della pace a fianco delle sorelle palestinesi.  Vi voglio ringraziare e farvi sapere che nel mondo in cui viviamo la pace è possibile solo quando le donne - donne di integrità e di fede - si mobilitano per il futuro dei propri figli. Congratulazioni!
 Mi auguro che continuiate a battervi per la pace in modo costruttivo e aspetto con impazienza il giorno in cui verrò per unirmi a voi.

Grazie in nome dei bambini di Israele

Grazie in nome dei bambini della Palestina

Grazie!  Pace!
Questo fatto pesa sull’ANPI come un macigno, non è neanche un caso isolato, altri compagni raccontano episodi anche più gravi e soprattutto legati a un potere politico forte e funzionale dei partiti che sfruttano il bacino elettorale per le proprie correnti politiche, lo stesso presidente sembra sia stato candidato in una lista di sostegno al sindaco uscente Fassino.
Chiaramente è ingenuo chiedersi perché il presidente non ha programmato la proiezione del video sottotitolato in italiano ma ha mandato in onda il video in ebraico/arabo incomprensibile per i presenti,  oppure perché  ha lasciato ingannare gli anziani  con le banalità dell’aforisma. D’altra parte la Palestina spesso è usata nelle programmazioni “Equidistanti” solo per dimostrare imparzialità, la lotta di Resistenza del popolo palestinese per porre fine alla più lunga occupazione coloniale della storia moderna non ha mai turbato il sonno dei suoi dirigenti, neanche quelli nazionali che nella  pubblicazione conclusiva dell’ultimo congresso su 100 pagine si sono limitati a riportare la frase diventata ormai storica:
[ Il quadro mondiale...] oltre alla nota situazione della Palestina, di cui si parla meno, ma è lì, ancora grave come un macigno. [5]
Non è per questo che sono morti i nostri partigiani, non è questo che animava Domenico la staffetta di 11 anni che nascondeva i messaggi nella cartella di scuola, non è a questa miserabile strumentalizzazione  che pensava Sandro Fiorio quando stampava La Riscossa Italiana.  
Qualcuno dirà “questo è l’Anpi”, un muro di gomma impenetrabile, resistente a qualsiasi proposta/cambiamento, un leone in agonia che si cura con i ricordi e la retorica. Si organizzano decine di eventi si scambiano corone di fiori e targhe e il Leone è trascinato dappertutto solo per dare dignità agli eventi, poi è nuovamente lasciato in agonia in mezzo alle bandiere accartocciate in attesa della prossima parata.
L’ANPI è un’associazione con oltre 110.000 iscritti che dovrebbe dare risposte concrete a queste denunce piuttosto che subire  pressioni  e censurare quei piccoli sprazzi  culturali che spesso vengono proposti dai giovani in solidarietà con le nuove forme di  Resistenza.

Gramsci

Chi dovrebbe interpretare meglio queste parole se non l’ANPI?
"Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Questa lettera/articolo sarà spedito a tutte le sezioni ANPI e direttamente all’ANPI Nazionale attraverso il direttore della rivista “Patria Indipendente”, come in altre occasioni non ci aspettiamo nulla, nessuna decisione  importante, nessun cambiamento di rotta, sappiamo fin troppo bene che nel nostro sistema associativo/politico un mazzo di tessere in mano conta più dell’orgoglio partigiano, però non disperiamo, continuiamo a credere che un altro ANPI sia possibile!
Intanto pensando a VERA e LIBERA Arduino, riproponiamo il video della marcia delle Madri con la speranze che le nuove forme di fascismo siano contrastate a partire dalla cultura, dal rispetto e dallo stesso coraggio che ha animato la RESISTENZA. La traduzione è stata fatta da una amica ebrea e da un intellettuale arabo per farci apprezzare la potenza della poesia (segue a parte anche  il testo).

La Preghiera delle Madri

Un fruscio di brezza di mare

arriva da lontano

e il bucato sventola

all’ombra del muro.

Tra la terra e il cielo

c’è tanta gente

che vive insieme.

Non temete di sognare

la pace e la sicurezza.

Quando si scioglieranno i muri della paura

e sarò tornata dal mio esilio?

Allora si apriranno le mie porte

al bene vero e proprio.

Una nuova alba // su dormi!

è giunto il mattino. // Ti do il piccione

pregando, // vattene piccione!

una madre manda // Non credere!

il figlio a scuola

E’ per far dormire il bambino!

e sullo sfondo – il suono della guerra.

Basta paura // i muri della paura

ricominciamo da capo // si scioglieranno

e io tornerò dal mio esilio

apriamo le porte // le mie porte si apriranno

al bene vero e proprio.

Da nord a sud

da ovest a est

ascoltate la preghiera delle madri

portategli la pace

portategli la pace.

Da nord

a sud

da ovest

verso est

ascoltate la preghiera delle madri

per la pace.

Vogliamo la pace.

La luce sale dall’oriente

di fronte alla preghiera delle madri

per la pace.

[1] http://www.museotorino.it/view/s/f76a9a8d93fb4b77896e8bf26bc11269
[2] http://www.museotorino.it/view/s/bf22267f5af245438c2ca7708c685cdc
[3]-http://www.comune.torino.it/circ4/eut/luoghi4fiorio.html
[4] http://blog.libero.it/XDONO/commenti.php?msgid=9062763
[5] Atti del 16 congresso ANPI: http://www.anpi.it/media/uploads/files/2017/02/Documenti_16esimo_Congresso_Nazionale_ANPI.pdf

 

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